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Una spin doctor tra politici difficili

Confesso, sono una spin doctor. Per dirlo meglio, una figura ombra a tutto tondo: strategist, ghostwriter e spin doctor.

Penso, suggerisco, scrivo. Sempre dietro le quinte. Un po’ consulente un po’ professionista della comunicazione.

Costruisco la narrazione politica, gestisco le notizie, prevengo crisi mediatiche e monitoro la reputazione, guido il politico nella sua comunicazione.

La visione strategica non è soltanto quella mirata al consenso ma anche la lungimiranza della mediazione, del confronto, della relazione.

Non punto alla persuasione tout court. Preferisco lavorare perché il politico riesca proprio a coinvolgere, ascolti, sia aperto al dialogo.

Studio il linguaggio per la sua base e quello attrattivo per allargare il suo pubblico.

Cerco dati, metto insieme notizie, seguo il sentiment diffuso sulle tematiche importanti, valuto i contesti in cui si radicano le opinioni favorevoli e contrarie e le loro dinamiche.

Scrivo post sui social, preparo tracce di discorsi, elaboro atti o relazioni.

Una spin doctor fa questo e molto di più: intuisce, argina, svicola, legge, ascolta, orienta…e qualche volta cerca di porre rimedio alle esternazioni improvvisate e improvvide. Eh capitano.

Oggi più che mai la figura dello spin doctor si muove tra politici difficili. Quelli che si espongono troppo, quelli che ignorano la prudenza, quelli che ignorano la diplomazia, quelli che non brillano di cultura. E quelli che prediligono il risultato elettorale subito al posto del posizionamento di lungo termini.

Eppure qualcuno come me questa professione continua a esercitarla con slancio, responsabilità e buon gusto.