Sono una blogger della prima ora.
Ho iniziato su piattaforme indipendenti, ho tenuto blog su Radio Deejay, su L’Espresso e poi quello fortunatissimo su La Stampa che ha conquistato la visibilità online fissa nella pagina Costume del quotidiano nazionale.
Dal blog sono arrivati tanti lettori, richieste e opportunità di lavoro.
Il blog ha significato rete, community e interazioni. Il piccolo grande mondo di blogger ha vissuto tempi davvero d’oro: scambi e confronti intensi, grandi relazioni, stimoli interessanti e crescita continua.
Ricordo che la gestione dei commenti, soprattutto in certi periodi e su certi argomenti, diventava quasi un “lavoro”: tante persone e tante opinioni e il piacere di rispondere e mantenere i contatti. C’erano i fedelissimi, gli occasionali, i tematici: un pubblico variegato che partecipava con energia.
All’epoca eravamo le “voci libere”, poi qualcuno ha mollato, qualcuno ha continuato a usare lo spazio come una sorta di diario personale, qualcuno si è specializzato ed è diventato un riferimento di settore, un professionista della scrittura, un opinionista autorevole.
Almeno fino a quando non sono arrivati loro, i social.
Immediati e globali, accessibili a tutti. Non richiedevano conoscenze, approfondimenti, cura della forma. O almeno così sono stati subito interpretati e cavalcati. Come una modalità di presenza online facile e aperta a chiunque, comoda per collegarsi con gli amici lontani, con vecchi compagni di scuola persi di vista, familiari di ogni età e grado.
Prima Facebook, poi Instagram e via dicendo. Gli incontri su Tinder, i flussi di informazione pubblica su X ex Twitter, in un crescendo di luoghi virtuali e di post che per un po’ hanno preso la mano e il cuore di mezzo mondo.
Per il fronte lavorativo si è affermato LinkedIn, social che ha costruito un format più mirato al networking e alla divulgazione professionale.
Tra alti e bassi, social vecchi e nuovi assorbono la scena.
In effetti c’è stata la corsa ad esserci. Per esprimere idee, trovare occasioni, veicolare competenze, scambiare esperienze.
E allora? Allora i blog hanno subito una battuta d’arresto o, nella migliore delle ipotesi, sono stati trascurati. Da taluni ritenuti troppo impegnativi, da altri addirittura obsoleti.
Surclassati dai social.
Non abbiamo soltanto regalato i contenuti che davvero funzionano con le persone e per la SEO, ma abbiamo ceduto anche le conversazioni che avremmo potuto generare con le nostre pubblicazioni.
25 anni fa i blog contenevano conversazioni. Erano i pochi luoghi online in cui esse potevano esistere. Oggi possiamo ancora ripristinare quella antica funzione. Nessuno ce lo impedisce, e il blog è pronto a rimettersi in moto. Riccardo Valle
Ai Clienti non ho mai smesso di consigliarli. Anzi, ne gestisco molti, di professionisti e di Aziende, con ottimi risultati.
Eppure non abbastanza. Noi blogger stessi siamo stati deboli e superficiali. Ci siamo fatti lusingare dai social, abbiamo temuto di restare indietro, abbiamo perso la grinta degli esordi. C’è chi ha trasferito tutta la sua comunicazione sui social, non ha conservato un sito, ha chiuso il blog, si è completamente consegnato a piattaforme su cui non ha alcun controllo.
C’è chi ha pianto per un profilo saltato e migliaia di follower persi in un istante.
C’è chi oggi si accorge che sui social la scrittura è mordi e fuggi, non lega il pubblico, non fa radicare autorevolezza, non è affatto vero che arriva agli enormi numeri che speriamo di raggiungere.
Quante persone fanno le loro ricerche in ogni ambito digitando domande su Google, altri motori di ricerca e IA? Moltissimi. E un blog fatto bene, curato e ricco, è una fonte eccellente, che viene intercettata e suggerita al volo.
Forse è il caso di ricominciare.
Di ricordare che il blog è casa nostra, sui social siamo ospiti precari.
Per fare storytelling d’impresa, per veicolare servizi, per presentare prodotti, per esplorare ambiti e contesti, per diffondere conoscenze, per agganciare emotivamente il pubblico, il blog è uno strumento straordinario. Dove trasmettere, accogliere, fare punto di incontro, indagare materie.
Voglio ringraziare l’amico Riccardo Valle, copywriter e blogger con una variegata esperienza umana e professionale, che mi ha invitato a questa riflessione e a scrivere un post in collaborazione. Ho citato sopra un passo del suo post gemello, ma vale la pena leggerlo tutto e scoprire Riccardo!
I social sono utili, a volte utilissimi. Non ho mai pensato di disertarli, non direi mai a un Cliente di sottovalutarli. Semplicemente mi convinco che il blog sia da recuperare. Strategicamente, gestirlo in combinazione con i social amplifica la potenza di comunicazione. Accoglie e valorizza il percorso umano, il bagaglio culturale, i valori aziendali, i messaggi professionali.
Ci hai mai pensato per la tua attività?

